La nostra storia

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La nostra storia 2017-05-29T10:30:40+00:00

Azienda vitivinicola giovane e dinamica, La Carraia nasce nel 1988 dalla collaborazione tra la famiglia Gialletti, esperti viticoltori dell’Orvietano, e la famiglia Cotarella, winemakers di fama mondiale. La filosofia di questa cantina intende coniugare la tradizione millenaria del vino di Orvieto, che affonda le radici nell’antica origine etrusca, al costante lavoro di ricerca che tra tradizione e innovazione i produttori di oggi devono compiere per ottenere vini sempre migliori, guardando al gusto del mercato e alle tecniche enologiche più moderne, pur mantenendo inalterate quelle proprietà che rendono unici i vitigni, il terreno e il microclima – in una parola il terroir – di queste colline umbre.
Realtà produttiva ormai affermata, presente sui mercati nazionali e internazionali, La Carraia ama mantenere l’idea che il vino sia un prodotto di famiglia, che scaturisce da uno speciale legame con la terra e i suoi ritmi. Ancora oggi, quotidianamente, Odoardo Gialletti e i figli Mauro e Marco visitano i vigneti dell’azienda, guidando le operazioni di cura necessarie al mantenimento di una qualità che è, prima di ogni altra cosa, un gesto d’amore nei riguardi della natura e di chi la rispetta e la asseconda con l’accortezza del lavoro umano.

In omaggio alla grande tradizione del territorio l’azienda debutta nel 1988 con un Orvieto Classico DOC, frutto di una meticolosa selezione di cloni a bassa produttività particolarmente interessanti sotto il profilo aromatico e organolettico.

Alla tradizione si affianca, pochi anni dopo, un raffinato Orvieto Classico Superiore di bella persistenza e freschezza, il “Poggio Calvelli”, particolarmente apprezzato per l’ottimo rapporto qualità/prezzo.

Intanto nel vigneto San Valentino, oggi cru dell’azienda, giungono a maturità gli impianti di Merlot e Cabernet Sauvignon, vitigni allora considerati “eretici” in una zona dominata dal bianco. Eppure, l’eresia riuscì a guadagnare grandi consensi grazie alla qualità e alla notevole eleganza del “Fobiano” (1995), un taglio bordolese elevato un anno in barrique francesi. I risultati e il gradimento di questo vino d’eccellenza esprimono e rafforzano l’idea che queste terre, da sempre note per i bianchi, possano esprimere anche grandi rossi. Cosa peraltro conosciuta e sostenuta anche nell’antichità: basti pensare a Sante Lancerio, che nel XVI secolo aveva la responsabilità di rifornire la cantina di Papa Paolo III, e che già aveva intuito e assecondato la preferenza di Sua Santità per quel vino rosso, detto “Sucano”, prodotto nelle colline prossime a Orvieto.

La qualità del Fobiano, la passione per i rossi e la volontà di dare lustro alla tradizione autoctona diventano le ragioni di un innovativo progetto enologico, concretizzatosi in nuovi impianti di Sangiovese e Montepulciano. Vitigni, in verità, già presenti sul territorio e tuttavia “in cerca d’autore”, di un interprete capace di dedurne le potenzialità più originali. Nel 1997 nasce così il “Sangiovese”, vino caratterizzato da una piacevole freschezza e giovialità.

Sulla scia degli innovativi rossi vengono successivamente creati il “Tizzonero”, blend di Sangiovese e Montepulciano, e il “Giro di vite”, vino di grande equilibrio pur nella potenza della concertazione: accattivante e cremoso, dalle complesse sfumature aromatiche, riposa per un anno in barrique di rovere.

Dopo la riuscita esplorazione sulle potenzialità dei rossi, il 2006 segna l’inizio di una nuova e avvincente ricerca sui bianchi, con un sapiente intreccio fra terroir, risorse autoctone e la piacevolezza che da sempre caratterizza la produzione dell’azienda La Carraia. Nasce “Le Basque”, ottenuto da Grechetto e Viogner, intrigante fusione di anima umbra e esprit francese, métissage ardito di profumi sorretti da una struttura importante e tuttavia soavemente piacevole. Magnifico connubio delle uve Grechetto e Viogner, “Le Basque” ha scelto, in armonia con il territorio di produzione, un nome leggendario: quello attribuito nell’alto medioevo a Ugolino di Biscaglia, l’ufficiale carolingio che, secondo la tradizione, eresse sulle rive del fiume Tevere quel castello da cui prende nome lo splendido borgo del comprensorio orvietano a cui La Carraia è prossima.

Tre anni dopo, nel 2009, entra in scena lo “Chardonnay” in purezza. L’idea è quella di mettere in piena luce l’elegante e raffinata espressività di un vitigno che in queste colline ha trovato un giusto registro di elevazione: un vino eccellente che porge sequenze di aromi floreali e tropicali seguendo il filo di un originale tratto minerale, sapientemente in linea con le grandi potenzialità di un territorio capace di esprimere singolari sorprese.